giovedì 25 febbraio 2010

196 - 2^ DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO C) - 28 Febbraio 2010

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9,28-36)
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto. Parola del Signore

Commento alle letture
"Spera nel Signore, sii forte, si rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore" (sal 26), recita il salmo responsoriale di questa domenica, e, in tal modo, ci indica anche uno dei significati di questo tempo liturgico, il quale, oltre che cammino di fede, è anche cammino di speranza, la stessa speranza, che ci sostiene nella vita, e dà forza al desiderio di conseguire la felicità, raggiungere la salvezza, e realizzare l'incontro con Dio. E' la stessa speranza che il Salmista canta in questi versi:
"Di te ha detto il mio cuore: cercate il suo volto; il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto". ( sal.26)
La speranza, di conoscere il volto del Signore, è quella che sostiene il fedele, anche nei giorni oscuri della sofferenza, quella che faceva esclamare a Giobbe, icona dell'uomo provato da innumerevoli tribolazioni: "...dopo che questa mia pelle sarà distrutta, senza la mia carne, vedrò Dio. Io lo vedrò, i miei occhi lo contempleranno, e non da straniero..." (Gb. 19, 27) La ricerca del Volto di Dio, è il desiderio profondo che attraversa tutta la Storia della Rivelazione; conoscere questo Volto, significa contemplare la gloria di Colui che salva, che ama e guida il suo popolo, verso "la terra promessa", immagine, dietro la quale, è adombrata la salvezza eterna. È la promessa fatta ad Abramo, padre nella fede, che animato da questa speranza, inizia il suo lungo peregrinare, che ritroviamo nella prima lettura.
"Non nascondermi il tuo volto", supplica, ancora, il Salmista. A questo desiderio profondo e vitale dell'uomo, Dio ha risposto, nella pienezza dei tempi, col suo Figlio che, incarnandosi, ha assunto un volto umano, e lo ha assunto in tutta la concretezza della sua realtà: dallo stupore del bambino, al volto dell'amico, capace di aiutare, di godere e di soffrire; in Cristo, il Volto di Dio, si è mostrato, in tutto, simile ad ogni volto d'uomo, nella bellezza, cantata dal salmo: "tu sei il più bello tra i figli dell'uomo...sulle tue labbra è diffusa la grazia..." (sl.44), e nel disfacimento dell'angoscia al momento della passione della morte. Di questo Volto, ci parla, oggi, Luca, nel brano del Vangelo, che racconta la trasfigurazione di Cristo, sotto gli occhi di tre discepoli: Pietro, Giacomo e Giovanni, quelli stessi, che dovranno tenergli compagnia nel Getzemani, e che, per primi, dovranno dare testimonianza della resurrezione del Signore. "In quel tempo, recita il testo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e salì sul monte a pregare".
È durante la preghiera, che il volto del Maestro cambia d'aspetto, Luca non dice altro del volto di Cristo durante la trasfigurazione, solo, aggiunge, che la sua veste divenne " candida e sfolgorante", due aggettivi che sono segno della divinità. L'uomo Gesù, rivela ai suoi discepoli la sua natura divina, ed essi ne hanno conferma, nelle parole provenienti da quella nube, che li aveva avvolti: «Questi è il Figlio mio, l'eletto: ascoltatelo».
Sul monte, accanto a Gesù, i tre discepoli videro, anche "due uomini, che parlavano con lui", Mosè ed Elia, precisa l' Evangelista, simboli della Legge e dei Profeti, una presenza, che è chiaro segno, che tutto l'antico Testamento confluisce nel Cristo Figlio di Dio, piena rivelazione del Padre.
In tanta gloria, che aveva tenuto svegli quei poveri uomini, oppressi dal sonno, Mosè ed Elia, parlano con Gesù della sua "dipartita", del suo "esodo" da questo mondo; parlano, quindi, dell'imminente passione, allorché il volto del Figlio di Dio non avrà più bellezza, né splendore, come profetizzò Isaia, ma sarà coperto di sputi e di sangue, sarà sfigurato dal dolore, tanto, da non attirare più alcuno sguardo. È questa, l' immagine che fa da sfondo, a quella figura d'uomo dal volto splendente e dalle vesti sfolgoranti.
La visione, tuttavia, è di breve durata, essa non può costituire un rifugio; le parole di Pietro: «Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende...», non hanno senso, nel progetto salvifico di Dio, e non rientrano nella missione del Cristo; bisogna scendere dal monte e dirigersi verso Gerusalemme, e da lì salire al Calvario, bisogna portare a compimento l'esodo, tenendo vive nel cuore, le parole udite dalla nube:«Questi è il Figlio mio, l'eletto: ascoltatelo!».
La visione, di Cristo trasfigurato è, principalmente, la manifestazione della sua divinità, ma è, anche, la rivelazione, dello splendore finale, del volto di ogni uomo redento.
Quando, il nostro esodo personale, giungerà a termine, e la nostra speranza, troverà compimento nell'incontro con Dio, anche noi splenderemo della Sua stessa gloria.
È la forza e la consolazione che ci vengono dall'evento grande della Trasfigurazione, consolazione e forza, che devono essere l'anima del nostro cammino di fede e di speranza, che, inevitabilmente, passa per una via di dolore e di croce; "Se qualcuno vuol venire dietro di me - ha detto Gesù – prenda la sua croce e mi segua" ( Mc. 8,34); non si può percorrere una strada, diversa da quella che porta al Golgota, e vedere il Volto del Padre.


195 - PURIFICAMI, MIO SIGNORE

Purificami, o Signore, sarò più bianco della neve.
Pietà di me, o Dio nel tuo amore; nella tua grande misericordia cancella la mia iniquità. Lavami tutto dalla mia colpa, dal mio peccato rendimi puro. (Sal 50 3-4)
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Lávame y quedaré más blanco que la nieve.
Ten piedad de mí, oh Dios, en tu bondad, por tu gran corazón, borra mi falta. Que mi alma quede limpia de malicia, purifícame de mi pecado. (Sal 50, 3-4)

venerdì 19 febbraio 2010

194 - 1^ DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO C) - 21 Febbraio 2010

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 4,1-13)
In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”». Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato. Parola del Signore
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Commento alle letture
Gesù di Nazareth, vero Dio e vero uomo, proprio, in quanto uomo, viene tentato; la sua fede è messa alla prova, nel deserto, là, dove Egli si era ritirato, per un tempo di preghiera e di digiuno."Gesù, pieno di Spirito Santo, recita il Vangelo di Luca, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto.."Il deserto è, il luogo che caratterizza la Quaresima, che diventa, così, tempo di particolare silenzio e solitudine, tempo, che prevede, anche, delle rinunce, allo scopo di creare uno spazio interiore, maggiormente aperto a Dio e alla sua Parola; in questo tempo, infatti, la parola di Dio, deve risuonare più alta nell'anima, più alta di tutte le altre voci, nelle quali siamo, inevitabilmente, immersi. In questo modo, la Quaresima, diventa luogo di contemplazione, del Mistero di Cristo Redentore, e tempo di preghiera più intensa, nella quale, la fede si fa più chiara e forte. La fede, dono grande di Dio, dono gratuito, non è, infatti, qualcosa di scontato, che viva per forza d'inerzia, ma ha bisogno di esser alimentata, rinsaldata, e resa capace di tradursi in uno stile di vita, serio e coerente. E' quel che, in questa prima domenica di Quaresima, ci insegnano le tre letture e il salmo responsoriale, un insegnamento che viene dalla vita e dalla Storia, nella quale Dio si rivela, col suo amore che salva. Il primo insegnamento è quello che ci offre il breve passo del Deuteronomio, in cui Mosè dà ragione dell'offerta delle primizie a Dio; nelle sue parole è riassunta la storia del suo popolo, un popolo che non aveva terra, che si insediò in Egitto, dove fu ridotto in schiavitù ed oppresso, ma fu liberato, e condotto da Dio, nelle terra che Egli stesso aveva promesso: "Gli Egiziani ci maltrattarono, recita il testo, ci umiliarono e ci ridussero in schiavitù. Allora gridammo al Signore, al Dio dei nostri padri, e il Signore ascoltò la nostra voce, vide la nostra umiliazione, la nostra miseria e la nostra oppressione; il Signore ci fece uscire dall'Egitto con mano potente e con braccio teso,.... ci condusse in questo luogo, e ci diede questo paese, dove scorre latte e miele". Anche il Figlio di Dio, uomo come noi, fu messo alla prova, con quelle stesse tentazioni, che insidiano ogni esistenza umana, la tentazione del possesso, del potere, e della manipolazione di Dio. Tentazioni che, l'Evangelista stigmatizza in tre frasi: «Se tu sei figlio di Dio, di' a questa pietra che diventi pane» «Ti darò tutta questa potenza, e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani, e io la do a chi voglio. Se ti prostri dinanzi a me, tutto sarà tuo». «Ai suoi angeli, darà ordine per te, perché essi ti custodiscano... essi ti sosterranno cori le mani, perché il tuo piede non inciampi in una pietra.» A queste insidiose proposte del Maligno, Gesù risponde, con la forza della fede nella parola di Dio:«Sta scritto: non di solo pane vivrà l'uomo.». Poi, di fronte alla visione dei regni della terra, Lui, che avrebbe testimoniato una regalità ben diversa, fondata sull'amore che si attua nel servizio, risponde: «Sta scritto: solo, al Signore tuo Dio ti prostrerai, lui solo adorerai». Infine, Luca parla di Gerusalemme, la città santa, l'ultimo traguardo della vita terrena di Gesù, qui, sul pinnacolo del tempio, dove Satana lo ha trasportato, il Figlio di Dio affronta, l'ultima tentazione. Gesù sapeva bene d'essere il Messia, la sua coscienza d' esser il Figlio di Dio, inviato dal Padre, per la redenzione dell'uomo, era chiara, ma, ora, di fronte a Lui c'è una scelta: o esser il Messia trionfante, spettacolare, potente, oppure, il Figlio obbediente, disposto a bere il calice amaro della condanna e della morte.Di fronte alla tentazione di Satana, di manipolare Dio, e, assoggettare la volontà di Lui a quella dell'uomo, Cristo risponde: «E' stato detto:"Non tenterai il Signore, Dio tuo"». L'insegnamento del Vangelo è chiaro, e la testimonianza del Salvatore Gesù ci è di conforto; Cristo, come ogni altro uomo, ha affrontato l'insidia del Maligno, ma la forza della fede, ha vinto. Di questa Parola, Paolo, oggi, ci parla con questa parole: "Fratelli, che dice la Scrittura? «Vicino a te è la parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore»: cioè, la parola della fede che noi predichiamo. Poiché se confesserai con la tua bocca che Gesù è il Signore, e crederai con il tuo cuore, che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore, infatti, si crede per ottenere la giustizia e, con la bocca si fa la professione di fede, per avere la salvezza."»(Romani 10, 8 13) Una salvezza offerta a tutti, in ogni tempo e in ogni luogo della terra; "Infatti, continua l'Apostolo, chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato".

mercoledì 17 febbraio 2010

193 - QUARESIMA 2010

Ritornate a Dio con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti. Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore, vostro Dio, perchè egli è misericordioso. (Gl 2,12-13)
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Vuelvan a mí con todo corazón, con ayuno, con llantos y con lamentos. Rasguen su corazón, y no sus vestidos, y vuelvan a Yavé su Dios, porque él es bondadoso y compasivo. (Jl 2,12-13).
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Dal mercoledì delle ceneri alla Veglia Pasquale

La quaresima ci esorta, a moderazione, a preghiera, a digiuno e penitenza. Tutto ciò non come opere dovute o come prestazioni per avere ricompensa. Piuttosto come via di vera conversione, come strada per recuperare l’essenziale, per riscoprire ciò che veramente vale nella vita: la carità in particolare, come tratto caratterizzante la vita cristiana, che preserva dal ripiegare su noi stessi e rende capaci di costruire umanità accogliente e riconciliata.

venerdì 12 febbraio 2010

192 - 6^ DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C) 14 Febbraio 2010

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 6,17.20-26)
In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne. Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:«Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame,perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti. Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete.Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti». Parola del Signore
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Commento alle letture
La liturgia eucaristica di questa domenica ci ripropone uno dei brani più celebri del Vangelo, "il discorso delle beatitudini" che rileggiamo, oggi nella versione di Luca, più breve ma più incisiva di quella parallela di Matteo (10,1-4). Gesù, sceso dal monte, sul quale aveva trascorso la notte in preghiera, si ferma in un luogo pianeggiante, con alcuni discepoli che costitusce apostoli; lì, ben presto si radunano altri discepoli in gran numero ed una numerosa folla "di gente da tutta la Giudea - recita il testo - da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne". A questa moltitudine il Maestro parla con un discorso, a prima vista, assurdo. Infatti egli esordisce dichiarando beati i poveri, gli affamati, gli afflitti, i perseguitati; ma questo discorso ha un obiettivo ben preciso, che è quello di delineare i tratti del vero discepolo; infatti le parole di Gesù sono rivolte a quanti, tra quella folla, hanno già compiuto una scelta importante: la sequela di Lui, il Maestro che annuncia la buona novella del Regno di Dio, un regno presente tra gli uomini nella Sua persona che parla. Al di fuori della scelta fondamentale di Cristo è molto difficile, per non dire impossibile, dare un senso a questo discorso che sembra esaltare le situazioni più dolorose della vita; ma con Cristo, "ogni beatitudine" ha la sua ragion d'essere." Beati voi - scrive Luca - voi poveri... voi, che ora avete fame... voi, che ora piangete.. voi, che gli uomini odieranno... metteranno al bando… insulteranno, disprezzeranno a causa del Figlio dell'uomo"; ed è Lui, il Figlio dell'uomo, Gesù, la ragione vera e profonda della beatitudine che resta inalterata anche nelle situazioni estreme; l'apostolo Paolo, più tardi, scrivendo ai cristiani di Roma, dirà: "Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, i pericoli, la spada?... Ma, in tutte queste queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amato" (Rm 8,35-37)Al di fuori della fede in Cristo e dell'esperienza dell'amore di Lui, nessuno può dire d'esser beato nell'indigenza, nel pianto, nell'ingiustizia, nella diffamazione e tanto meno nella persecuzione; ma all'interno di un'esperienza di fede forte e sincera ciò è possibile e la Storia, dagli inizi del cristianesimo fino ai giorni nostri, ne è testimone attraverso la numerosa schiera di uomini e donne che, in tali situazioni, non hanno perduto la serenità, la gioia profonda, e si sono mantenuti fedeli al Cristo, nel quale hanno creduto, hanno sperato e per il quale hanno vissuto e son morti.
Le parole del Cristo, che oggi abbiamo riletto, sono perciò parole che, se da un lato illuminano e confortano, per un altro verso ammoniscono severamente; sono parole forti con le quali il Figlio di Dio affida a noi, suoi discepoli, i poveri del nostro tempo, gli affamati, gli afflitti e i perseguitati, perché risaniamo nel Suo nome ogni dolore, rendendo presente in tal modo il Regno di Dio, al quale oggi, con tutta la Chiesa ripetiamo: "O Dio, che respingi i superbi e doni la tua grazia agli umili, ascolta il grido dei poveri e degli oppressi che si leva a te da ogni parte della terra: spezza il giogo della violenza e dell'egoismo che ci rende estranei gli uni agli altri e fa' che accogliendoci a vicenda come fratelli diventiamo segno dell'umanità rinnovata nel tuo amore."