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domenica 4 ottobre 2009

131 - SAN FRANCESCO D'ASSISI - PATRONO D'ITALIA - 4 Ottobre

Laudato sii mio Signore per sora acqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta. (S.Francesco)
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Il Cantico delle Creature
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Altissimu, onnipotente bon Signore,
Tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione.

Ad Te solo, Altissimo, se konfanno,
et nullu homo ène dignu te mentovare.

Laudato si', mi' Signore cum tucte le Tue creature, spetialmente messer lo frate Sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore: de Te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si', mi Signore, per sora Luna e le stelle:
in celu l'hai formate clarite et pretiose et belle.

Laudato si', mi' Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale, alle Tue creature dài sustentamento.

Laudato si', mi Signore, per sor'Acqua.
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si', mi Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si', mi Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba.

Laudato si', mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore et sostengono infirmitate et tribulatione.

Beati quelli ke 'l sosterranno in pace,
ka da Te, Altissimo, saranno incoronati.
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Laudato si' mi Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullo homo vivente pò skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda nol farà male.
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Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate
e serviatelo cum grande humilitate.

venerdì 8 maggio 2009

61 - 5^ DOMENICA DI PASQUA 10 Maggio 2009

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15,1-8)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
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Presentazione alle letture
Il messaggio centrale del Vangelo della liturgia di oggi è che tutti gli uomini sono chiamati ad essere una cosa sola in e con Gesù, ad essere a Lui uniti come i tralci alla vite, per vivere un'esistenza autentica e ricca di frutti. In questo secondo discorso che Giovanni attribuisce a Gesù, egli inculca la necessità dell'unione profonda e vitale con lui per portare frutti di vita e di salvezza.
La prima lettura accenna al ritorno di Paolo a Gerusalemme dopo la conversione, un ritorno non privo di difficoltà e di diffidenze all'interno della stessa comunità cristiana. Il dialogo con le colonne della chiesa è molto importante per dare legittimità e autorevolezza alla missione futura di Paolo.
Ma è soprattutto la seconda lettura che mette in evidenza la fecondità dell'amore fraterno all'interno della comunità. Il segreto di questa fecondità è tutto interiore, è l'essere nella verità, espressione che nel linguaggio di Giovanni significa essere uniti a Cristo, partecipare della sua forza e della sua grazia.
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La Parola pregata.
Dal Vangelo al dialogo con Dio.
Quello che tu ci offri non è
un rapporto saltuario,
una relazione episodica,
scampoli della tua bontà,
frammenti sparsi di tenerezza.
Tu ci doni, Gesù, di entrare
in un’alleanza destinata
a durare per l’eternità,
in un legame a filo doppio
che fa scorrere nella nostra povera esistenza
la forza trasformante
della tua stessa vita divina.
Ecco perché ci chiedi
di rimanere uniti a te,
a qualsiasi costo,
in qualunque frangente,
a prezzo di ogni sacrificio.
D’altronde solo in questo modo
noi possiamo sfuggire
ad una sterilità incombente
e portare frutti imprevisti
di bontà, di giustizia e di pace.
Ecco perché ci domandi
di sfuggire alla tentazione
del contatto istantaneo, magico,
e ci dai la possibilità
di dimorare in te,
di affidarci totalmente a te.
Solo così sperimenteremo
di essere abitati da una presenza nuova,
che dilata gli spazi dell’anima
e fa conoscere al cuore
una pace senza confini.
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danilop.blog@gmail.com